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Perché la vita continui 

Qui c’è un ricordo incastrato. Era già malconcio di suo; i giudizi lo hanno schiantato nella rabbia -non sono stato capace di dirti quello che avrei dovuto dirti!-, livido per tutte le volte che l’ho [ri]perco[r/s]so. Se ne sta lì con posa adamitica, mentre io cerco di ricoprirlo con stracci di prepotenza, nascondendolo dietro ragioni di cartone. La spina corteggia sempre la piaga.

Oporto – P

Quel mind-set della vacanza, un gruppo di amici che non conosce la stanchezza. “Paragém”, squilla in alto nel bus; nessun tempo per fermarsi. Mi sto chiedendo se nel bagaglio abbia portato qualcosa che sia venuto a contatto con te e se, nel sollevarlo, io ne abbia strappato via qualche radice. Davanti a me un oceano appena squassato da una tempesta; l’ultima in ordine di tempo. Dentro di me io ristagnavo nell’errore: ma non avevo chiuso a chiave i fallimenti? Questo da dove spunta? Quel divano che si torceva al solo pensiero di muovermi; quegli amici di viaggio non li rividi più. Non avevo motivo di ubriacarmi la sera e quelle facce, perciò, me le ricordo tutte. Solo una foto può dirmi se io abbia cercato volti simili a quelli che conosco. Coazioni: loro conoscono i miei nervi, anche quando affastello giustificazioni. Un occhio rosso sul lungo-mare era appeso a pochi fili: un giardino a forma di conchiglia sventagliava la sua geometria. Io chiudevo un occhio per guardare il sole tra i rami di un albero potato di recente. Click-click! Dalle foto non capivo quanto pesassero quei tubi e quelle corde di ferro. L’ultimo giorno, un eterno bicchiere della staffa. Chissà se mai ci avrebbe rivisti quel fiume pacioso e nero  quando stonavamo canzoni dopo un altro amendola amagra. L’aereo poi fece ritorno e c’era gente nervosa e impaziente e non eravamo noi.

Roma – I 

Molta acqua scorre tra due sponde: redde rationem. A Roma te la chiesi, ma ero fuori tempo massimo. Se per ogni decisione si apre un taglio, si capiscono molte tribolazioni. L’amore a seconda vista è una cazzata spaziale. Che torto mi feci, a cercare di tenerti tra le mie dita? Qui c’è un sole che mi prende spesso a pallonate, se non gli dò attenzioni. Potessimo dire la stessa cosa di entrambi! Mi presi del tempo per credere in quello che avevo detto; pensavo stessimo bene legati alle pareti. Giù nel bicchiere ho cercato di trovare chi ci fosse prima di te. Ad ogni pressione diventavo bianco, sanguinavo facilmente e mi scorticavo spesso. Le mie dita erano diventate hikikomori inguaribili. Gli aerei siluravano le lune di sera, io li rimpicciolivo per farne dei segnalibri alle mie idee. Quanti cavi contiene la tua testa? Perché non assecondi le correnti d’aria, invece di cambiare le rotte? Siamo grandi, ma meno ingombranti di quanto s’era pronosticato. Eppure si sta spesso scomodi.

Barcelona – E

Il volo subì un ritardo e io sbagliai parecchi sudoku; non ero pronto a simili eventualità. E tu sei un fado che ho lasciato altrove. Barcellona è tutta un profumo; i cuscini sono fragranti. Non è stato grave abbastanza baciarti d’addio e scavarmi nei fuochi che hai appiccato dopo. Sono ancora nel bisogno di pregare. Ma davvero sono arrivato fin qui? Non ti ho cercato tra la folla perché lì nessuno ti eguagliava in quel bovarismo e io, infatti brancolavo festosamente. Così ho calpestato anche l’ultima pozzanghera di questo ricordo. Perché ogni tempo sia buono, c’è bisogno di dormire prima. Lasciami qui, imbrattato di fango; nella peggiore delle ipotesi sporcherò le scale di casa e domani ne rimarranno le croste. Non farti ingannare dalle prime luci o dal primo letto senza me; fai sempre vibrare tutto per capirci qualcosa. Sono stato uno solo e senza di me non so cosa avrei chiesto al prossimo. Del resto ogni ghiacciaio ha la sua crepa destinata; una gragnola di stimoli ha iniziato a calciarmi nelle vene. I miei piedi camminavano nuvole e la mia testa pensava orbite; il mio corpicino era un granello tra il pulviscolo. Fu così che i volti si imbiancarono; cazzate alogene! Come si risplendeva durante quel teatro! Sono sempre stato il figlio strano di tutti, un’anima inconvertibile, una cinghia larga tra gli spiriti animosi. L’anello tocca l’altro dito e non c’è nessun bisogno di dire dov’è. Le mani congiunte spingono in avanti il busto senza alcuna resistenza vaticinata. Un’accordo di chitarra si incunea nell’area: non l’avresti mai conosciuta senza di me. Continueremo a dare mangime ai nostri egoismi, questo ci è accordato dal nostro carattere. Non oserò svegliarti più: me ne tornerò a casa a piedi, a piedi. Quelli non se ne vanno mai senza di me.