LetteraL

Mese: febbraio, 2013

Va tutto bene, per Fortuna.

Era una domenica di fine agosto, con il caldo che faceva ancora sudare fastidiosamente e il verso delle cicale che copriva il silenzio delle sei di sera. La famiglia Cortese si componeva di Aldo, il capofamiglia, Emma Livoli , moglie con la¬†parannanza anche al battesimo dei suoi figli, ¬†Giacomo, per tutti Mino, un ragazzo di un metro e ottanta , pieno di generosit√† e Mia, la diciassettenne che tutti chiamavano affettuosamente Mim√¨ e che aveva due guance rosate e dei boccoli morbidi come il cuscino di ¬†piuma d’oca su cui poggiava la testa ogni sera.

Era appunto una domenica di fine estate: Mim√¨ avrebbe iniziato il 4¬į anno alle superiori, Mino invece il secondo anno di Ingegneria . La famiglia Cortese decise dunque di festeggiare e di propiziare un buon anno di studi ai due figli, preparando una cena da consumare fuori, nel giardino che precedeva la casa ; abitavano in una casa modesta, ma curata a dovere, col suo piccolo giardino d’ingresso, in cui c’era il grosso e rugoso tavolo di pietra . Non era una famiglia benestante e per gli studi dei figli , la signora Emma era costretta ad arrotondare offrendo aiuto a qualche vecchina del paese o vendendo qualche piccolo lavoretto fatto a mano , la sera , davanti alla tv su cui , da quando era stata collocata nel salottino, c’era il solito centrino e il solito modellino della gondola veneziana.

Ma quella sera non c’era da pensare ai soldi, ai sacrifici o alla lontananza del figlio Mino ; si sarebbero seduti tutti a tavola, con i loro vestiti dai colori brillanti e leggeri come la brezza che ogni tanto allietava i respiri accaldati dei quattro . Mim√¨ aiutava la madre in cucina, mentre Mino e suo padre si adoperavano per accomodare senza grosse pretese la grande tavola in giardino.

La cena si svolse nella calma e cullante serenit√† della sera d’agosto , in Italia, in un piccolo paese in collina, davanti una piccola casa in tegole rosse, finch√© ad un tratto i fari di una piccola macchina illuminarono il breve vialetto brecciato della casa . Erano i fratelli del signor Cortese che erano venuti a salutarli tutti , prima dell’inizio del nuovo anno scolastico e universitario. Nemmeno qualche minuto dopo e da lontano Mino si accorse che stava sopraggiungendo qualcuno a passi lenti, mentre la breccia sotto i suoi piedi ronzava ritmicamente: era la vicina di casa , Anna , una matrona di circa sessant’anni e due lutti sulle spalle ¬†e sulla gonna, sempre quella pesante e nera. Portava in mano un dolcetto fatto da lei per i due giovani e si aiutava col bastone a camminare.

Uno squillo dentro casa richiam√≤ l’attenzione di Mim√¨ che si accingeva a prendere le sedie per i nuovi arrivati ; era il telefono che si dimenava in uno squillo sempre pi√Ļ forte. Alz√≤ la cornetta e dall’altro capo del filo ud√¨ la voce profonda del nonno, il padre della signora Cortese ; augur√≤ a lei e a suo fratello un buon inizio di anno , che portasse tanta fortuna per il loro avvenire . Velocemente chiese di passargli sua figlia Emma per poterla salutare .

Emma intanto si affaccendava ad organizzare qualche spuntino e dolcetti vari da offrire agli ospiti ; troppo impegnata per parlare col padre, l’avrebbe richiamato il mattino seguente.

Ormai  era quasi buio, le colline intorno avevano preso lo stesso colore della gonna di Annuccia, la vicina di casa , e solo il tiepido colore del tramonto riusciva ad illuminare ancora qualche volto.

Il salotto di casa era gremito di persone, perché erano arrivati anche altri vicini , incuriositi dalle voci , dalle luci e dagli odori invitanti della cucina Cortese ; le sedie erano finite tutte ed Emma era rimasta in piedi, anche per facilitare i viaggi da fare in cucina, con il caffè che borbottava sul gas del forno bianco.

In tutta questa baraonda di risate, parlate sommesse, colpi di tosse, bicchieri e tazzine che tintinnavano , il gorgoglio del vino color rubino che si infrangeva nei bicchieri del servizio buono, Mimì e Mino decisero di allontanarsi dalla sale, di uscire dalla casa silenziosamente e di inoltrarsi in una camminata , verso la montagna.

C’era poca luce e faceva ancora caldo, i ¬†loro vestiti si agitavano al leggero venticello che soffiava contro i loro volti preoccupati, ansiosi e carichi di speranze e dubbi.

Eppure Mim√¨ avrebbe affrontato il 4¬į anno di Magistrale e Mino il secondo anno di Ingegneria ; non era una nuova esperienza la loro . Ma tutte quelle frasi sulla fortuna , la fortuna di avere un futuro radioso , o la fortuna di avere un anno proficuo al livello di studi li turbava : ci vuole solo fortuna nella vita?

Non si parlavano tra loro, erano fin troppo assorti ; erano passati da una domenica tranquilla e rilassata, ad una domenica caotica e chiassosa . Dovevano abituarsi a questi cambiamenti , come facevano , e sapevano fare, i loro genitori .

La fortuna, quella tanto invocata, volle che i due giovani trovassero le loro risposte in quella silenziosa passeggiata, interrotta talvolta dal rumoroso passaggio di qualche piccola macchina .

Andarono a dormire che era molto tardi, mentre i genitori si occupavano di riordinare il salotto in disordine ; erano tornati al silenzio della domenica. Un silenzio che accompagn√≤ il loro sonno e che li cull√≤ per l’avvenire , quello fortunato e pieno di speranza.

Sembra che non possa vivere senza te

Sembra che non possa vivere senza te

Green ( II )

Cleveland, Ohio. Neighborhood: Scovill Ave.                                         06.23.1996            

Esce di casa sbattendo la porta in legno ; √® in lacrime e trema per la rabbia e la paura . Non sa dove andare perch√© la sua casa , quella in cui la madre l’aspetta , √® a 20 miglia da quello squallido quartiere in cui si trova. I capelli scomposti e la giacca sventola rumorosamente al vento ; quella non √® la sua giacca , l’ha presa sulla poltrona e se l’√® infilata alla veloce uscendo ed ha una stampa della bandiera americana all’interno.

Cammina velocemente a braccia conserte lungo il marciapiede mentre nell’indifferenza totale passano le altre persone ; neanche lei riesce a vederli perch√© le lacrime sgranano ogni immagine . Una per√≤ riesce a vederla nitida davanti ai suoi occhi ; un pugno sulla guancia , una persona che cade e la polvere sotto il letto. Ai piedi gli anfibi neri appesantiscono ogni passo , pi√Ļ cammina e pi√Ļ sente di non potercela fare e che , ormai , √® destinata a rimanere in quella fogna del mondo. Una squallida citt√† con squallide persone e squallidi edifici con i vetri rotti e il ferro che sporge dai calcinacci.

Lui √® riverso a terra, una sottile schiuma bianca fuoriesce dalla sua bocca , ha gli occhi spalancati ed √® in preda alle convulsioni. Non gli era bastato uno spinello, voleva esagerare e provare un nuovo modo di fumare il crack . La piccola bustina √® ancora sul tavolo in cui ci sono accendini, una pipetta lucida ,polvere ed erba. C’era un odore di plastica bruciata fastidioso e l’ambulanza non arrivava. Non arriv√≤ mai, poi.

Lei inciampa tra i lacci slegati degli anfibi , cade e rimane a terra ad occhi chiusi mentre la nausea saliva e la pancia era scoperta. Le gira la testa , non riesce ad alzarsi perch√© non ha equilibrio e il dolore alla bocca √® lancinante. Passano i minuti, tra l’indifferenza generale e sguardi disgustati delle persone che la oltrepassavano.

Da lontano una Tahoma grigio scuro si avvicina lentamente finché non le si affianca ; apre la portiera del passeggero e un uomo di mezza età la guarda ; lei , stanca e ancora confusa apre gli occhi e si accorge di lui. La sua faccia è livida , un grande ematoma violaceo macchia la sua guancia e del sangue fuoriesce dalla bocca e forse ha un dente rotto.La raccolgono , la posizionano con delicatezza sul retro della macchina che parte dolcemente ; lei chiude gli occhi e sviene, probabilmente.

E’ sposata con un uomo e oggi ha un bambino .La cicatrice sul labbro c’√® ancora , ma la copre con del ¬†rossetto scuro.Immagine