Il caffè delle due e mezza

di LetteraL

hope

La notte era passata ormai ed io mi alzai che era alto il sole in cielo. Sul letto c’era ancora quel mio sogno fatto nella canicola di agosto ; era ancora lì e palpitava perché lo rivivessi ancora. Era troppo tardi per tornare a dormire ; indossavo ancora le mutande perché amavo sentire sulla mia pelle le lenzuola. Scesi le scale fredde e iniziai a preparare il caffè con gesti solenni, quasi volessi sorseggiare un elisir.  Inizi a capire che riesci a vivere anche lontano da casa quando riesci a prepararti un buon caffè.

Feci scivolare col cucchiaino il macinato prelevato dalla buatta di latta nel filtro , facendone cadere un po’ di lato, come a volerci mettere una firma. Avvitai bene la moka e la misi sul gas azzurrino.Il caldo riuscivo a sopportarlo tenendo le imposte chiuse e vestendo di bianco, come le pareti che mi circondavano. Avevo una brutta storia da dimenticare, ero lontano dalla mia famiglia e non amavo uscire molto ai tempi , perciò non avevo una ragazza; potevo sempre sognarla , mi dicevo. L’unico fossile di quello che era stato : un foulard a pois caduto a terra sul pavimento ruvido.

Il caffè borbottava tenero nella moka ; Eduardo avrebbe messo il cuppitijello  , io invece adoravo alzare il coperchio e aspirare avidamente. Spensi la fiamma, mescolai il caffè nella moka per amalgamarlo bene con la posa. Risalii nella mia stanza e vidi che ormai il sogno era svanito , era scappato dal letto ed io mi ero dimenticato cosa avesse voluto dirmi.

Vivevo di rimpianti, vivo di rimpianti.

Il caffè lo assaporavo lentamente , muovendo la lingua piano per imbeverla nel piccolo sorso ; piccolo perché il caffè deve essere preso bollente.

Piano socchiusi gli occhi per sfocare la luce che filtrava dalle imposte e immergermi in un mondo meno duro e faticoso. Come all’uscita di una galleria , la luce e la brezza mi invasero in pieno petto; posato il bicchierino di vetro, con gli occhi chiusi, avevo aperto la finestra indaco. Respiravo .