Primo racconto ordinario

di LetteraL

 

Enough is Enough

 

I

Il Sig Log viveva in una città tranquilla : lo conoscevano tutti , lo salutavano e lo incrociavano volentieri. Un giorno , erano gli inizi di ottobre, mentre l’autunno indorava le foglie, il Sig Log, dopo la solita partita a scacchi col Sig. Lim , si era recato al bar nell’angolo , un posto che non frequentava molto: poco ordinato, troppo informale e irregolare. Venne accolto da sguardi poco familiari e le persone sedute ai tavoli si girarono in silenzio osservandolo: il Sig Log non vedeva altro che contorni sfocati, bordi sbiaditi e spigoli smussati. “Come faranno a vivere in un simile posto?” pensava tra se’ e se’, poi prese un’acqua tonica e uscì velocemente, non sentendosi a suo agio. Era appena salito sul solito autobus, l’ “e-3”, quando il controllore chiese il biglietto; il Sig Log lo guardò e, come era successo nel bar poco prima, vide una grande macchia tonda ma dai bordi sfocati e poco nitidi e rimase attonito : – Cos’ha da guardare? Mi dia il biglietto forza!- Glielo porse , molto lentamente, studiando la figura così strana, così diversa dalla sua sempre in ordine, chiara e precisa. Perplesso scese dall’auto e si diresse verso casa, con passi lenti, ma studiati in modo da poter raggiungere l’ingresso in meno di 120 secondi. Era pignolo , metodista e superstizioso. Non aveva una donna che lo aspettava a casa e spesso si ritrovava a parlare col suo fedele pesce rosso, nella sua ampolla tonda. Che noia! Il mattino dopo il medico disse al Sig Log: – Sig Log, purtroppo lei è miope, con qualche linea di astigmatismo , per questo credo che debba indossare degli occhiali per correggere la vista.-

Il Sig Log, da allora portò gli occhiali, fino alla sua morte.

Ma le cose sfuocate e poco nitide continuavano ad esistere, lo avevano cambiato per sempre: avevano intaccato la sua perfezione, inevitabilmente.