LetteraL

Mese: dicembre, 2013

ὀδούς

ὀδούς. Il dente che fa male è quello annerito.

ὀδούς

Dente           Dopo averti legato le caviglie e i polsi ti hanno buttato sul sedile di dietro e ti hanno messo un bavaglio stretto in bocca. I vetri sono appannati e a mala pena riesci a vedere chi ti ha conciato così. Non c’è tempo per chiedersi il perché : ti stai chiedendo chi siano quei due individui che hanno chiuso la macchina e si stanno allontanando, e soprattutto come uscirne fuori. Prova ad urlare, forse ti sente qualcuno che passa per il marciapiede lì vicino.

Non rispondono? Mantieni la calma, non ti agitare perché i nodi stringono e la pezza che hai in bocca rischia di farti soffocare. Cerca piuttosto di colpire il finestrino, con qualsiasi cosa, anche con la testa, un taglio in fronte deve esserti indifferente ora. Non riesci a sfondare il vetro?  Stai calmo, qualcuno si accorgerà dei tuoi movimenti convulsi. Ti stai facendo prendere dalla claustrofobia e dalla merintofobia. Non sai cos’è la merintofobia? Guardati le mani.

Stai iniziando a sanguinare, perché stai cercando di liberarti. Nessuno passa di lì, i lampioni non illuminano nemmeno quella fottuta macchina in cui ti hanno ficcato. E se provi a muoverti verso i sedili anteriori? Potresti trovare qualcosa di utile per far segno. O perché non provi a scrivere con la punta del naso qualcosa sul vetro? Nell’agitazione ricordati di scrivere al contrario, altrimenti è incomprensibile. No , non così, lo vedi? Ora nessuno capirà.

Cosa succede? La macchina ha iniziato a muoversi. Hai tolto il freno a mano per caso? No , impossibile, non era nemmeno tirato. No, non ti domandi di certo chi è che la sta facendo muovere, ma perché e soprattutto speri che non acceleri. Respira, si sono abbassati di colpo i finestrini. Prendi aria: ossigeno nel cervello legato. Intanto la macchina scorre, scivola, lenta; le ruote schiacciano a terra i sassolini, tu stai digrignando i denti e mangi le urla. Prova a sporgerti dal finestrino: ecco così, ma non troppo. Urla, urla ora !

Non hai voce, solo sangue sulle mani e una terribile voglia di metterti a dormire. Sei pazzo? Dormire ora? Benissimo, dormi pure. Chiudi gli occhi e liberati da quelle corde , esci da quella macchina, mettiti in salvo, denuncia chi ti ha fregato , torna a casa e dì a tua moglie quello che è successo. Potresti fare così. E se ti dicessi che vicino a te ci sono ora, se apri gli occhi, tuo padre e tua moglie?

Sì, sono lì nei sedili accanto al tuo. Prova a svegliarti, dai. Visto? Ti avevo detto che li avresti trovati lì: ti stanno fissando , non te ne accorgi? Sono in silenzio e impassibili , non vedi? Hanno acceso la radio e stanno piangendo in silenzio guardandoti. Ti stanno guardando mentre piangono : cosa hai combinato? Cosa stanno facendo? Ti stanno mettendo una maschera in testa! Non puoi vederla, naturalmente. Da due fessure però ti accorgi che loro sono ancora lì e la macchina si muove ancora lenta per la strada. E’ possibile che non ci sia nessuno nella strada di casa? Dove diavolo abiti? Dove sono i tuoi vicini? I tuoi amici. Li hai degli amici? Dovrebbero essere qui, o almeno cercarti.

Egoista. Loro non sono in quella macchina. Gli sportelli si aprono: tuo padre e tua moglie si buttano fuori. La macchina sobbalza sulla loro testa molle e già bagnata. Forza, inizia a piangere sotto quella maschera. Non ti rimane che piangere.  E ora perché non desideri che la macchina acceleri di colpo e si vada a schiantare contro un pilone? Non ci vuole molto a desiderare di morire, te lo dicevo l’altra volta. Forza, reclina la testa sul sedile, è questione di attimi. La macchina gira, gira e gira ancora per lo stesso isolato e ormai hai iniziato a conoscerne la solitudine.

Let my freedom up Take my freedom