Storici Virtuosismi

di LetteraL

La fantasia è un posto dove ci piove dentro

Da un’iscrizione muraria di epoca imperiale (II d.C)

Cllama c(u)m bboce historia(m) de sen(i)ore E. adhuante comite(m), qui domena amavit

Probabilmente si tratta di un’iscrizione incisa in un luogo in cui si narravano le gesta del signore E. che amava una (o più di una) donna. Non ci sono altre iscrizioni simili in loco, ma la storia del personaggio (storicamente non attestato) è continuata nella tradizione letteraria posteriore. Dal retro di un manoscritto in pergamena, proveniente dalla penisola iberica, si ricava una brevissima storia, forse un aneddoto, scritto da un abate. I caratteri sono molto sottili e piccoli, e in alcuni punti l’inchiostro non ha aderito pienamente al supporto a causa della presenza di bulbi piliferi della pelle di pecora; in esso si racconta la vicenda di un certo signore E. che vive in un immenso giardino, attorniato da tre bellissime fanciulle (forse un calco del giardino delle Esperidi della mitologia greca).

Señor E, qui in(-)lo ameno jardin viveva, tres domnas amava & in vespro correba & (†) secrete cantabanos

La vicenda ottiene una più ampia trattazione all’interno di un poema medievale, ascrivibile al XIII secolo, e scritto probabilmente nella regione della Normandia, come lascia intuire la descrizione particolareggiata delle ambientazioni. Si tratta di due emistichi (ciascuna delle due parti in cui un verso è diviso da cesura) in dodecasillabi in rima; probabilmente sono i resti di un antico ritornello che veniva cantato (di norma i ritornelli conservano intatti le loro strutture per la fissità con cui venivano riprodotti). L’episodio sembra essere irrelato all’interno dell’opera (il poema è basato sulla classica tematica amorosa cortese “cavaliere-dama”), e probabilmente fungeva da intermezzo tra due vicende interne.

340 Lo quens (E.) com trois gentilz dames s’es dilecténs 

       Que dulz cantes ensemble de soir im gardéns 

       Chantèns […]

 

Della vicenda del conte-signore E. non se ne sa nulla e durante tutto il periodo dell’Umanesimo e Rinascimento non se ne riscontrano tracce significative. Nell’anno 1795 viene dato alle stampe un piccolo opuscolo (ristampato in Italia nel 1846) di un filosofo olandese di nome Van De Groot, la cui  biografia è a noi sconosciuta. All’interno della trattazione (il tema principale è l’eliminazione dalle scuole di corsi di studio incentrati sulle opere letterarie e artistiche), il pensatore olandese scrive che:

Bisogna estirpare dalle escuole lo studio di soggetti (materie) che limitano la ragione. E queste sono sì numerose e hanno tanti volumi da leggere e storie magiche. Noi, per niente, siamo magici; non come la adultera historia del signor E. , lo quale, preso da brama e desiderio, tre fanciulle insegue e cantavi insieme melodie leggiadre e misteriose in un fantastico giardino.

Tralasciando la lunga vicenda che ha interessato la filologia e la critica letteraria dell’Ottocento (e buona parte di quella del Novecento), in cui l’episodio del signor E è stato più volte citato-e bistrattato- per dichiarare una volta per tutte la fine del mondo magico, la storia è andata a finire tra le pagine di un libro non ancora pubblicato. Di seguito riportiamo l’estratto interessato:

Quella che regnava era un’atmosfera ellenica, di quella Grecia che si allarga ancora oggi tra le pagine delle antologie scolastiche e le immagini ricostruite per l’occasione. Siamo sempre stati affascinati da quel bianco innaturale che si rovesciava dai capitelli, dalle colonne, dai marmi tutti che ricoprivano la città, quasi a volerne decretare l’incorruttibilità. E i vestiti dalle forge sgargianti e luminose che si muovono in immense biche per le vie della città; la Grecia da sempre brulica e splende. E’ così noi arriviamo ad immaginare anche ciò che immaginavano quegli antichi abitanti; la miracolosa capacità di inventare tradizioni orali e scritte ha concesso a noi, lettori da divano, di muoverci nella mente degli antichi. E così ci togliamo le vesti da casa, ci denudiamo e iniziamo ad esplorare il giardino dionisiaco delle tre esperidi, mentre la notte sta per riempire gli spazi. L’opulenza dell’atmosfera non ci frena, con uno sguardo sfrondiamo l’erba e ci accorgiamo di essere il signor E. quando ci guardiamo riflessi in un rivolo d’acqua. Davanti a noi

Danzano le Esperidi

della nostra mente.