Attese 2

di LetteraL

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HO ATTESO CHE L'ACQUA
TORNASSE AI SUOI
ANCILLARI OSTELLI.
DUE VOLTE; RISACCA
DI SCHIUME O DISII.
E IO ASPETTO QUI.

In una parte del mondo esiste una città molto speciale nella quale si può accedere solo due volte l’anno attraverso un piccolo, sottile e frastagliato lembo roccioso. Camminare su questa costola di rocce è sufficientemente rischioso da provocare ferite, a causa degli aguzzi ciottoli e piccoli crostacei intrappolati nelle porosità. Le alghe, da chissà quanto tempo, sono intrecciate ai frastagliati scogli che segnano il cammino e ondeggiano mollemente quando vengono bagnate. Un consiglio: camminate scalzi, e non per poesia dei gesti o per sottrarsi ad tipo di vestiario che ci accompagna da tanto tempo. Fatelo perché è questa la nostra condizione primigenia, nonché quella più vicina al nostro istinto: poggiate sui vostri piedi.

Leggetene tutte le metafore e le allusioni che volete, perché, in questo caso, funzionano tutte.                   Solo dopo aver percorso questo stretto passaggio, avrete la possibilità di vedere da vicino dove siete approdati; su quell’isolotto che avete spesso guardato e sognato dalle sponde  delle coste che l’accerchiano da interminabili millenni. Non cercate tutte le risposte subito; lasciate che gli occhi scorrano sui resti ruvidi di quel vecchio monastero che si erge sul suolo dell’isola e svetta ancora sul punto più alto del terreno, resti indomiti tra un branco di fossili di arenaria. Qualche pròtome leonina agli angoli è stata levigata con paziente minuzia dai venti.

Listelli di quello che un tempo svolgevano la funzione di colonnato, ora sono diventate enigmatiche esclamazioni infossate nel suolo; pensate a voi stessi e alla incommensurabile occasione che avete còlto dopo l’attesa sulle coste. E’ possibile che voi ora proviate quello che gli specialisti definiscono sensazione pànica: tutto quello che vedete è in voi, voi siete quello che state vedendo. Siete, ora, dei fari di mare: vedete e siete visti, e non badate al raggio limitato dei vostri sensi. Si fa fatica a respirare dopo un simile risultato raggiunto; in certi momenti il petto sembra non averne abbastanza di quell’aria.

I piedi, malconci, hanno bisogno di ristoro e così ci pensano i soffici e umidi ciuffi di erba che affollano l’isola e hanno profanato anche il calpestìo di quel monastero un tempo lontano.Un verde profondo, quello che ricopre l’isola e le dona un senso di equilibrio e armonia con l’ambiente circostante; ti ricordi che il verde è il colore legato all’equilibrio, appunto, perché combina la quiete soporifera del blu all’energia radiosa del giallo.  I vostri piedi, tuttavia, non vogliono ancora offrirsi alla scoperta delle antiche rovine e, intanto, continuate a guardarlo, quel monastero, chiedendovi come sia possibile che alcune parti di esso siano ancora in piedi e svettano fiere; dove sono finite le preghiere che un tempo vi si recitavano se nella vòlta si aprono degli squarci?

Intorno, qualche traccia di un vostro predecessore: una maledizione, l’anatema che grava su di voi adesso che vi siete accorti che qualcuno è passato di lì prima di voi, e allora sperate di poter rimanere più a lungo sull’isola di cui siete unici cittadini. Osservi come intorno a quest’isola si siano creati dei limiti umani profondi; sembrava più facile, guardandola dalla riva, accedervi. E che dire del nervoso desiderio di riuscire ad imprimere i propri passi sul terreno di quest’isola!  E del tempo che hai trascorso, inconsapevole, ad aspettare questo momento! Ora esso si riduce ad una briciola da dare in pasto ai gabbiani.

E’ tornato il momento di riprendere ad esplorare l’isola e suggerisco, allora, di richiamare alla memoria quella triste storiella senza lieto fine, che da piccoli eravamo soliti ascoltare dai più grandi dopo cena.

Nel racconto si dice che una dolce fanciulla, orfana e accolta dai monaci in quel monastero, stesse aspettando con struggimento il giorno in cui l’avrebbero portata via dalle mura dell’edificio e, poi, dall’isola che era diventata un luogo di sofferenza per l’inquietante senso di solitudine che le infondeva in cuore.                                                            L’uomo incaricato di salvarla, che nei racconti non aveva mai un nome proprio e spesso lo si appellava principe o eroe, aspettava anche lui il momento adatto per approdare sulle sponde dell’isola; due volte l’anno, però, capitava che egli si distraesse, rapito, talvolta dall’orizzonte con tutte le sue stelle, talvolta dalla straordinaria risacca del mare. Fu così che sia la principessa, sia l’eroe, rimasero ad aspettare, l’uno senza sapere dell’esistenza dell’altro. Dicono che poi i due si siano pietrificati e siano diventati, lei, parte del monastero e lui un sasso nella scogliera; così da piccoli ci avventuravamo alla ricerca della pietra dello sfortunato eroe tra le rocce della costa, ma, con uguale frustrazione, tornavamo a casa delusi dal fallimento. Andateglielo a voi a spiegare che quelli erano gli unici momenti in cui avrebbe dovuto, invece, guardare l’isola e scoprire che davanti a lui si allungava, per poco tempo, quel percorso frammezzato di rocce aguzze. Ditelo alla principessa che c’era qualcuno disposto a farsi carico della sua intera salvezza; sarebbe potuto nascerne un amore epico, se solo l’avessero saputo in tempo. Non ne rimane che un altro supplizio di Tantalo nella Storia.

Ora che il tuo rito di iniziazione è stato compiuto, ora che sulla tua pelle sono stati incisi i segni dei pericoli che hai attraversato, ora che è finalmente caduto l’ultimo velo che ti separava dalla morale di quella vecchia storiella che ti raccontavano gli adulti, ora, puoi dedicarti alla sincera scoperta dell’isola.


In Inghilterra del Nord esiste un'isola tidale chiamata Lindisfarne; 
per due volte al giorno essa diventa praticabile e accessibile a piedi, 
attraverso un sottile lembo roccioso che la connette alla costa e che 
per il resto del giorno rimane sommerso dalle acque.

Sono un cantastorie, non chiedetemi di più: prendete le vostre misure, elogiate gli effetti della luna sulle masse d’acqua e sulle sorti dell’uomo; esse, le maree, dischiudono nuove occasioni che finora sostavano sulle soglie dei desideri. Credeteci al fatto che l’uomo ha tempo e che gli è concesso di agire in esso.

Larga la foglia, stretta la via, contate la vostra che ho detto la mia.

Una spes, duo dies



          Metro: settenari