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QUANDO MI AVVICINO,
E' TROVARE QUEL RIO 
DI SPERANZA SEPOLTO.
I MIEI OCCHI SONO
CAVERNE IN CERCA DI 
BAGLIORI. DI SINGULTI
DUBBIOSI BISOGNA CHE 
MI ACCONTENTI. MA SE
SOLO TU ACCENDESSI
UN LUME PER ME, IO,
DIVENTEREI TUA
LUCCIOLA SEMPITERNA.





In Russia si dice che quando si sente un cuculo (Кукушка, pron. Kukushka) cantare, si può interrogarlo facendogli domande sul tempo. La risposta, ovviamente, si misura nella durata del  verso che emetterà dopo la nostra domanda; più si protrae, più tempo durerà ciò che abbiamo appena chiesto al cuculo, o viceversa.

Tutti chiederebbero, (forse) ovviamente, quanto durerà la propria vita, o la propria felicità, il proprio amore.. Io da buon bizzarro quale sono, gli chiederei quanto tempo ho per pensare alla domanda da porgli.

Cuculus canorus

La risposta (ovviamente), soggiace nel presente.


 In Cina e in Giappone l’ideogramma per la parola ‘tempo’ (shih, ji o toki) vuol dire anche ‘momento adeguato, opportuno’. I grandi eventi della vita di un uomo hanno. perciò, il loro tempo, nessuno escluso e non resta altro che contemplare la fitta e precisa algebra della realtà. Sarà pure un luogo comune, ma ora capisco già perché i cinesi e i giapponesi sono dei campioni in matematica.
E se noi continuiamo a cantare che ”la matematica non sarà mai il” [nostro] ”mestiere”, cosa vogliamo farne della nostra fantomatica cultura egemone occidentale?

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