Aluna

Un neon scrocchia basso
mentre una luna escogita; io me ne vo
con lento, lentissimo passo.
La luna, dicevo, escogita
se uscire o meno da quello spigolo
forse dall’altro.
Ma forse son io a spostarla
ove più mi aggrada o ove più
appaia probabile che esca.
Ma non sono in un film
il neon in realtà è una lampadina.
E io, veloce taglio obliquo questa via.

 

-Già che sei in piedi, mi porteresti un bicchiere d’acqua?-

-..dal rubinetto o dal frigorifero?-

-rubinetto, rubinetto..-

Lui torna pochi secondi dopo nella stanza con un bicchiere d’acqua pieno e un piattino con dei biscotti rammolliti, presi dalla confezione nella dispensa. Cammina fino al letto e inciampa un poco nello scendiletto. Aluna esplode in una fragorosa risata, senza distogliere lo sguardo dal suo cellulare. Lui si siede sul letto e poi distende le gambe, con ancora ai piedi una ciabatta, mentre l’altra s’è persa nel movimento. Posiziona il piattino al centro del letto e porge il bicchiere d’acqua ad Aluna. Il bicchiere ha ancora addosso alcune goccioline grondanti. Nel gesto un paio di queste cadono sul lenzuolo e lo scuriscono. Lei beve avidamente. Poi colloca il bicchiere sullo spigolo del comodino. E’ rimasta ancora dell’acqua, ma lei fa sempre così perché “metti che mi sveglio e ho sete”..