Persone nodose

di LetteraL

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Nel grande vivaio umano che ogni mattina inizia a tremolare sbadigliando, nello stesso che al pomeriggio si stiracchia la schiena dietro una scrivania, esistono quelle persone nodose che difficilmente si possono notare con le solite lenti di osservazione. Sono richiesti un po’ di sforzi per poter individuare queste persone, i cui contorni, nonostante tutto, restano gassosi e evanescenti. Scoperchiando di poco la cupola che protegge il nostro vivaio, è necessario muoversi con molta cautela e non essere bruschi per nessuna ragione; bisogna avvicinarsi alle persone nodose con una certa cautela. E lentezza. Bisogna procedere a piccoli passi perché si sentono colombi in trappola non appena si accorgono che le distanze si accorciano. E’ tutta una questione di prossemica.

Non è una creazione sociologica recente, quella delle persone nodose. Sono esistite da sempre, ma per molti è sembrato sconveniente darne una definizione univoca.

Le persone nodose vivono e stanno nel mondo in maniera del tutto analoga a quei tipi di persone che generalmente si definiscono nella norma: rispettano i principali codici di comportamento, assolvono ai loro doveri e mettono a frutto i loro diritti per confermare la loro presenza sociale. Sono quelle persone che le vedi aspettare il semaforo verde prima di attraversare le strisce pedonali, che fanno la fila alle poste per pagare un bollettino, che cercano di salire sugli autobus stringendosi un po’, che magari aspettano il prossimo, che se proprio va male si avviano a piedi, così intanto impegnano un po’ di tempo. Spesso parlano poco o, talvolta, in seconda battuta, solo dopo che gli è stata rivolta una domanda o un semplice saluto convenevole. Talvolta assorti, spesso nei luoghi più affollati, non disprezzano stare da soli per una certa parte della giornata.

Crescono un po’ come tutte le altre persone, ma diversamente da ciò che viene percepito come “il resto”, queste persone nodose presentano una particolare conformazione psicologica. Come i nodi che ispessiscono i rami di un ulivo, rallentandone di poco la crescita lineare, le persone nodose avvertono un senso di stretta che per certi versi li tengono ancorati al tronco di sicurezze che nel tempo si è ispessito per sorreggere tutta la struttura. Tuttavia alle persone nodose appare che questi nodi interiori siano montagne invalicabili e insormontabili; non sanno che il più delle volte si tratta di semplice pietrisco su cui sono scivolati.

Ma cosa sono i “nodi” che caratterizzano queste persone? Una definizione che voglia accontentare sufficientemente farebbe leva sul fatto che tali nodi corrispondano per lo più a esperienze negative o giudicate ingestibili e pertanto rifuggite. Ma non solo rifuggite: queste esperienze vengono sottoposte a un trattamento di tacito rimuginamento per cui la mente delle persone nodose spende una percentuale, seppur davvero minima, della propria energia nel riproporre l’immagine di tali esperienze, spesso apportandone sensazioni aggiuntive che si sommano a quelle già provate. Talvolta questo procedimento non è nemmeno percepito dalle stesse persone nodose; tuttavia alla fine della giornata è il totale a contare.

Perciò le persone nodose iniziano a torcersi intorno a questi episodi mal digeriti fino a strozzarsi pian piano in un nodo che trae linfa dai continui procedimenti di “rintuzzamento” che la mente opera su di essi. L’esperienza negativa in sé già comporta una prima deviazione del normale processo di rapporto con la realtà (delle cose, sociale); a questa si aggiunge una tendenza solipsistica di autocommiserazione non dichiarata (e per alcuni non dichiarabile, quasi venisse percepita come un’onta), che ne rivolge all’indietro i “rami” del pensiero, facendoli tornare sulla parte incidentata del percorso. Lo strozzamento, quello che è poi il vero e proprio nodo, si ottiene con la dichiarazione di resa dello stesso soggetto di fronte alla fatica di far colare tali esperienze nel serbatoio più grande che le contiene e destinato alle future evenienze. Le persone nodose, per la loro refrattarietà ad esternare i propri sentimenti, spesso non ne sanno nemmeno nulla di questa resa incondizionata di fronte al nodo; un trattato di resa firmato sotto banco, senza una comunicazione ufficiale.

Così le persone nodose innestano una flebile ripartenza, dato che il nodo assorbe in sé gran parte della linfa necessaria alla normale crescita dei rami dell’esperienza, su queste escrescenze interne e cercano, alla bell’e meglio, di portare avanti la loro vita di tutti i giorni. Se questi rami possano generare disagi o problemi alla pianta-sistema, si può rispondere tranquillamente di no: non si trattano di particolari condizioni che mettono a rischio l’individuo, piuttosto si trattano di elementi che si limitano a lambire la normale vita sociale di queste persone.

Perciò le persone nodose le vedi attraversare la strada a testa bassa, quasi incapaci di godersi un tramonto che si lasciano a sinistra, presi dalla fretta o dalla preoccupazione. Le vedi fare la fila alle poste silenziose e poco inclini a scambiare qualche parola con qualche sconosciuto alle prese con lo stesso bollettino da pagare. Le vedi salire sull’autobus quasi per ultime, perché non ci pensano minimamente a sgomitare per salire per prime; la competizione nemmeno a parlarne. Sono quelle persone che vestono bene e vorrebbero non dare troppo nell’occhio.

Sono quelle persone che non vogliono più stare male, ma che allo stesso tempo si trascinano inerti in avanti nella vita, protesi verso l’orizzonte minimo del fine giornata. I grandi progetti sono solo fonti di ulteriori preoccupazioni e perciò le persone nodose abbassano le loro aspettative in maniera tale da scansare il pericolo di una ulteriore delusione. Ricalibrano tutta la loro vita su una certa neutralità: le persone nodose sono un po’ la Svizzera dei tipi umani. Un po’ ammaccate, alle persone nodose si deve prestare una particolare cura. Sono inafferrabili e spesso eludono i loro disagi ricorrendo a particolari forme di interazione: dall’ironia più esagerata, al silenzioso assenso verso tutto e nonostante tutto.

Per le persone nodose però esiste una cura, forse l’unica ad essere efficace: la presenza. Bisogna esserci per le persone nodose. Così facendo queste persone iniziano a coltivare un senso di fiducia, finora sotterrato, che alla lunga può aiutarle a ritrovare la fibra. Ci si deve muovere però a piccoli e meditati gesti: da un semplice sguardo a un tocco leggero e non invasivo. Niente inviti ufficiali se non ci avete prima parlato in maniera confidenziale. Da evitare i locali molto affollati, i concerti o le piazze; una volta ottenuto il consenso all’invito scegliete un tavolino ai lati del locale, possibilmente appartati, ma non nascosti.  La prossemica delle persone nodose è molto particolare e le distanze da rispettare sono calcolate al millimetro. Perciò per chi volesse cimentarsi in quest’opera di incontro con le persone nodose è bene tenere a mente queste norme di comportamento per ottenere risultati soddisfacenti. Se poi, dopo aver letto questa rassegna, vi reputate persone nodose anche voi e vi siete convinte, nell’ultima parte, a interagire con altre persone nodose, siete già a metà dell’opera.

Le persone nodose sono una ricchezza da preservare perché stimolano al ragionamento dei comportamenti. Nell’epoca attuale, fatta di brulichii anestetizzati (nel senso di senza percezione estetica), l’esistenza delle persone nodose, se da un lato complicano il ricco schedario di profili umani, dall’altro lato ci dimostra che, ancora e forse più del passato, c’è bisogno oggi di avere cura nei rapporti. Che non bisogna mai calcolare la reazione perché imprevedibile (e fortunatamente si direbbe, visto l’alto grado di previsione a cui vogliono costringerci), quanto e piuttosto di calibrare le azioni nel rispetto dell’altro. E’ il terzo principio della dinamica che agisce anche nel nostro vivaio, ma con la speciale riserva che l’essere umano è imprevedibilmente complesso nel suo reagire.