Il lago che ci contiene

di LetteraL

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Dedicato a Giada

Amica mia, torna. C’era una notte verde a ricordarti l’altra sera; il lago è diventato un pantano gelido, ma io non stringo tra le mani nessun perché. Cos’hai tu di me? Le aspettative della giovinezza insieme? I capelli? I lunghi grembiuli blu che si attorcigliavano alle gambe in corsa? Non capto nessun segnale utile a sapere dove tu sia ora. Da qualche parte del mondo sono le 17.32 e so che anche tu le stai vivendo. Per te un’altra vita in un’altra lingua, ad altre temperature. E non c’è niente di più languido per lo spirito che sollazzarsi tra quegli scaffali del “cosa sarebbe successo se”. Spesso ci vado dopo gli orari di chiusura.

So che hai cominciato a fumare; anche io forse l’avrei fatto. Insieme a te, la prima volta. Tu sei per me la prima: il mio primo colore, la mia prima gelosia, i miei primi rossori e nascondigli.  Ma siamo magri di occasioni, macilenti di possibilità e malnutriti di ricordi. Sei uno stato d’animo, un modo di essere per me; qualcosa di tanto confidenziale da aver paura di ammetterlo a se stessi!

Magra, così magra sei sempre stata. Cos’è successo qui? C’è ancora qualcuno che si ricorda qui di te, della tua treccia? Con te è bastato solo un grammo di sale per conoscerti. I riflessi diafani, i riflessi diafani, e scusami se non sono stato un buon amico. C’è ancora tanto altro da calcolare tra noi: gli spazi, i tempi, le reazioni. Che rottura, che gran rottura, perderci tempo.

Sono certo che in qualche avvallamento del mio cuore sia rimasto un elastico che ti appartiene. Sono solo un uomo che cerca di essere amato tra i cementi e gli slanci delle onde. Prenditi cura della tua pelle, stai dietro ad ogni sua grinza. Foliage. 

Tra i tanti volti bianchi, non so se il mio giace in ombra o sono i miei occhi a far luce sul resto; la moltitudine degli altri. Grosse attitudini: non dimentichiamoci degli abbracci, dei palmi delle mani. Delle radici del cuore.

Poi partisti con tua madre,

che non amava più tuo padre.

Non ci fu tempo per salutare,

tu non mi desti tempo per capire,

che di noi sarebbero rimasti i pomeriggi,

le piccole gelosie.

Ai miei ricordi, quel neo pizzicato dai motteggi

che mi ricorda ancora oggi

quei cerchi che solcavo alla ricerca di

qualcosa da stringere.